Edizioni
Il progetto editoriale SANDROGIORDANOEDITORE per garantire alle stampe editate l'esclusività e un costante valore artistico e di mercato sono stampate a mano in 25 esemplari numerati da uno a venticinque, più una copia "bon a tirer", e due copie fuori commercio siglate "copia per l'editore" e "copia per l'autore". Ogni cartella è accompagnata da un colofon in cui si dichiara l'autenticità dell'opera, le misure del foglio e della matrice, il nome dello stampatore, il numero dell'archivio e la data di stampa. Il colofon è firmato in calce dall'autore e dall'editore.
"Figure" di Giuseppe Pettinau
La cartella "Figure" di Giuseppe Pettinau è composta da due xilografie stampate a mano in 25 esemplari per le edizioni SANDROGIORDANOEDITORE. Il testo di presentazione della cartella è di Caterina Spiga.
La prima cartella dal titolo "Figura I" e "Figura II"che Sandro Giordano propone come editore-stampatore contiene le opere del cagliaritano Giuseppe Pettinau, artista che ha sempre destato attenzione e interesse particolari.. Due opere che si distinguono per l'essenzialità del tratto e che, proprio per la sinteticità del segno e lo sfondo scarlatto che le informa, rivelano quel pathos che sempre ha pervaso e tutt' ora distingue le opere di Pettinau. Perché nella "semplicità" ed esiguità della linea su uno sfondo-avello arroventato e acceso su cui campeggia la figura si apre uno scenario drammatico che sublima quanto via via è stato oggetto di riflessione da parte dell'autore: l'uomo e la sua condizione. Nelle sue opere pullulano continui i richiami a tanti personaggi che nella letteratura, da Kafka a Beckett, a Dostoevskij ed altri, assurgono ad emblemi della condizione esistenziale sulla quale l'uomo di tutti i tempi ha meditato. Anche l'uomo di Pettinau vive reiterando insistentemente nel silenzio un'altissima esaltazione del "male di vivere",del pathos dell'isolamento mentre il resto dell'umanità, alienata, invecchia facendo la fila al supermercato. L'uomo di Pettinau (mi piace chiamarlo tale e non più "figura" come ho avuto modo in altra occasione) si impone, ormai, come in un tragico psicodramma, più che mai occupato a parlare a se stesso, auscultarsi, acchiappare echi lontani "trovare ancora delle parole quando sono state spese tutte" (Beckett). Isolato, solitario, pur spezzato e scisso, ha trovato una piattaforma dalla quale può ora trasmettere una voce. Dalla sua fragile "zattera", mutilato, abbandonato ogni antropomorfismo, si ostina a parlare a se stesso, tragico Pim di Beckettiana memoria,parole qua qua poi in me quando smette di ansimare dei frammenti pianissimo questa vecchia vita stesse parole stessi frammenti milioni di volte ogni volta la prima com'era prima di Pim prima di questo ancora con Pim dopo Pim prima di Bomcom "è come sarà tutto questo parole per tutto questo in me io le sento le mormoro"(Beckett) in paziente attesa o ad origliare al buio abbandonato a se stesso come il Gregorio Samsa di Kafka. "Figura" e "Figura II" nell'alveo fiammeggiante che lo avvolge incide e impone in marcati contorni la sua deformità che, con la tecnica xilografica diventano profondi solchi bianchi sprofondanti in uno scenario infernale da cui trae la forza per resistere a tutto quanto è imposto e dettato dall'idiozia del presente. Come il Beranger di Ionesco non si arrende, pena la sua diversità, rimanendo uomo in un mondo popolato di rinoceronti, solo, senza affetti, con i suoi sensi di colpa, le sue fragilità, a disagio e senza l'allegria dei pachidermi che gli si moltiplicano davanti. Nello stagliarsi, coraggioso e inerme dell'uomo di Pettinau si respira drammatica, "la solitudine del cittadino global"(Z.Bauman), nella quale si intravede l'acuirsi del distacco da tutto per evitare appiattimento e insulsaggine ed interiorizzare il senso di estraneità e precarietà dell'esistenza nell'attesa che, un domani , "si possa parlare anche senza le parole , le parole talvolta sono inutili" come dice, con pacatezza disarmante, la nonna ai nipotini in "Rapsodia in Agosto" di A.Kurosawa.
Caterina Spiga
"Isola" di Vittorio Fava
La cartella "ISOLA" di Vittorio Fava è composta da una xilografia stampata a mano in 25 esemplari per le edizioni SANDROGIORDANOEDITORE. Il testo critico e di presentazione della cartella è di Alessandra Menesini.
Costruttore di mobili onirici, di cassetti stipati, di libri scavati e riempiti coi ritagli della memoria, Vittorio Fava nella xilografia "Isola" traccia le linee di intricati cammini. Gli oggetti che nei suoi lavori si accumulano come in certe avvincenti botteghe rigattiere, spariscono nella sezione di ulivo lasciandovi sopra lievissime orme. Quando parla del suo fare e cercare, Fava si paragona a un pescatore che getta le reti e ci ritrova dentro di tutto. Ricostruendo le esistenze attraverso le piccole cose di cui (anche) si intessono, ha raccolto pomelli, scritti di notai, brandelli di pizzo macramè, frammenti d'avorio, striscioline di velluto. Lui che conserva anche la polvere di alabastro, ha legato con rame, con fili, con brandelli di pelle, arnesi dimenticati nelle cantine e esiliati in scatole abbandonate nella parte più alta dell'armadio. Fava insegue i legni corrosi, gli inserti di stoffa, le ragnatele di fili, la scrittura arrugginita,la pittura scolata. Amante di serrature vedove e timbri dispersi, il suo inventario schiera per nuovi destini detriti di vita, vera o immaginata, compressa e indifferente alla lentezza del tempo. Catalogo ragionato e fantastico, scandito sulle suggestioni di poetici rifiuti per alimentare la difficile arte del ricordo. In "ISOLA", Vittorio Fava esploratore ha lasciato alla sezione dell'olivo la sua sagoma di mappa, sentendo nella configurazione irregolare dei bordi slabbrati il richiamo a una terra vicinissima al mare. Su questa immaginata regione, ha impiantato un paesaggio abitato da presenze invisibili, un territorio trafficato che conserva l'impronta fossile di microscopici instancabili passaggi. Vie d'acqua e di vento, linee di un morbido errare tra indecifrabili itinerari interrotti da curve improvvise e brevi porzioni di vuoto. Graffiti sulla sabbia, incisi come su duro granito, i segni solcano la superficie coi tratti brevi delle antiche rilevazioni topografiche e di pergamene destinate a viandanti in cerca di pozzi.
Alessandra Menesini
