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Consegue
contemporaneamente studi musicali e artistici. Nel 1923 comincia
la sua attività nell’ambito dell’astrattismo, percorso creativo
che si protrae per tutta la vita. Considerata dalla critica
d’arte europea “La Signora dell’Informale”; le sue opere gestite
a Roma dalla Fondazione Lazzari, sono conservate presso musei e
importanti collezioni pubbliche e private.L’operato di Bice Lazzari dal 1925 al 1981 è stato storicizzato
con numerosi scritti e monografie, l’ultima e la più esaustiva è
quella pubblicata dall’ Electa nel 1984; inoltre a Roma è
attiva la Fondazione Lazzari che raccoglie, cataloga e studia il
percorso creativo della pittrice veneziana. Scrivere perciò di
Bice Lazzari, anche se solo per presentare una serie di opere
inedite può risultare superfluo, tuttavia ci sembra utile
sottolineare alcuni tratti della ricerca di questa artista che
per ragioni di carattere personale (dignità e riservatezza), pur
essendo una vera protagonista dell’arte, ha preferito restare in
disparte rispetto alle mode e allo sterile dibattito critico per
dedicarsi, senza distrazioni, all’operare. Questo non vuol dire
che la sua attività artistica sia stata ignorata, infatti nella
sua lunga carriera è stata insignita di importanti premi e
riconoscimenti, comunque a ben guardare sempre pochi rispetto
all’effettivo merito. Oggi ancora più di allora questo è palese:
l’amore per la sperimentazione e la coerenza programmatica ha
fatto sì che il nome della Lazzari venisse messo talvolta in
secondo piano, rispetto a chi per una questione di puro
opportunismo critico o mercantile, era disponibile ad operare
senza rigore e contenuto. |